Cos’è la meditazione?
Attualmente ormai tutto viene chiamato
meditazione. Alcuni confondono la meditazione con il rilassamento,
altri con la concentrazione, altri con il distacco dalle cose del
mondo, altri ritengono che sia uno speciale equilibrio da raggiungere
nella propria mente.
Quando ad un famoso maestro zen venne chiesto quali fossero gli
ingredienti della meditazione, egli rispose: “Sono tre. Il primo è la
consapevolezza. Il secondo è la consapevolezza. Il terzo è la
consapevolezza”. Consapevolezza significa essere coscienti ed attenti
sia delle sensazioni nel corpo, sia dei pensieri, sia delle emozioni,
sia di uno stato d’animo, sia del respiro. Invece comunemente ci si
identifica con tutto ciò e pertanto non se ne è consapevoli. Appena si
inizia ad osservare questi fenomeni interiori, cessa l’identificazione
con essi e si oltrepassa la mente ordinaria.
Come dice il Dalai Lama: “Nella meditazione non devi permettere alla
coscienza di seguire i sentieri del passato o di fare programmi per il
futuro: bisogna creare un vuoto, al posto di tutti questi processi
mentali. Quando la coscienza è liberata e sgombrata da tutti i processi
mentali, essa rimane in uno stato puro, chiaro, indistinto e
silenzioso”.
Per molti la meditazione è un lusso; è una conquista per taluni
riuscire a concedersi mezz’ora di silenzio, di quel silenzio interiore,
in cui la mente ed il corpo sono nel presente, completamente nel
presente ed in cui ogni attimo è denso e vivo. Tutta la nostra cultura
è orientata verso l’esterno, a distrarsi da se stessi e tutto ciò tiene
continuamente occupati ed evita che nascano quei momenti in cui poter
incontrare le proprie domande esistenziali o in cui potersi sentire più
a contatto di se stessi, momenti senza parole, senza pensieri, senza
attività.
Nella meditazione la mente - che nella nostra cultura è generalmente
associata all’azione, alla realizzazione- passa ad una modalità
ricettiva, in cui è pronta a cogliere subito un qualsiasi fenomeno per
quello che è senza etichettarlo. Nella meditazione l’obiettivo non è
quello di cambiare se stessi, ma quello di accorgersi di ciò che si è.
Al contrario della psicoterapia e di molte discipline di crescita
personale, mediante le quali si modificano le proprie capacità, i
propri modi di pensare, i propri modi di percepire se stessi e gli
altri, nella meditazione non ci si occupa affatto degli strati
superficiali della propria personalità, ma ci si accorge semplicemente
di ciò che c’è senza giudizi. Dunque meditare significa
dis-identificarsi dai contenuti della mente e rimanere nel proprio
centro interiore, nella coscienza che osserva.
(Claudia Del Vento)
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